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27.11.21
/17.12.21

In caso di emergenza rompere gli schermi ⟵

5’ 04”, 2021

 EN 

With a short video made ad hoc for Mock Jungle, Guido Segni reflects on and questions the space itself, the medium in which it is transmitted: the screen. In case of emergency break the screens is a video and, at the same time, a site-specific installation that in its playfulness, simplicity and essentiality is able to transmit a clear and strong content, index of a constellation of problems related to this medium. We live in a society in which screens are redesigning our relationship with the world, wrote Mauro Carbone in 2016, in his book Philosophy Screens (translated in English a few years later), because, indeed, our everyday lives are increasingly pervaded by display and means of reproduction of moving images. Private life, work, leisure and many other moments of our existence pass through monitors and displays. This is also true for our public life: the advertisements in shop windows, large led-walls anchored in buildings and, again, we find looping broadcast screens in buses, universities and hospitals. In our daily lives, even when we don’t want to, we end up in front of a screen. This turns everyone into occasional spectators of any content, into being who are constantly bombarded with information to which we are inevitably attracted, leading to, in the worst cases, an extreme level of addiction. With a simple sentence, Guido Segni makes the screen both warn the viewers against itself, and launch a sort of lifesaver to remind passers-by that they must be masters of their lifes and that it is possible to resist and disengage from the continuous attempt of seduction through the screens. In case of emergency break the screens is a playful statement but also a complex critique: an essential option, the incipit of an instruction manual to circumvent the risks of collective hypnosis.

 IT 

Con un breve video realizzato ad hoc per Mock Jungle, Guido Segni riflette e mette in discussione lo spazio stesso, il mezzo, in cui esso è trasmesso: lo schermo. In caso di emergenza rompere gli schermi è un video e, al tempo stesso, un’installazione site specific che nella sua giocosità, semplicità ed essenzialità è capace di trasmettere un contenuto chiaro e forte, indice di una costellazione di problemi relativi a tale mezzo. Viviamo in una società in cui gli schermi stanno ridisegnando le relazioni con il mondo, scriveva nel 2016 Mauro Carbone, nel suo libro Filosofia schermi. In effetti, il nostro quotidiano è sempre più pervaso da display e mezzi di riproduzione di immagini in movimento; la vita privata, il lavoro, lo svago e molti altri momenti della nostra esistenza passano attraverso monitor e display. Ciò vale anche per la nostra vita pubblica: le pubblicità nelle vetrine dei negozi, i grandi led-wall ancorati ai palazzi e, ancora, troviamo schermi emittenti in loop dentro autobus, università e ospedali. Nel nostro quotidiano, anche quando non lo si desidera, si finisce per trovarsi di fronte a uno schermo. Ciò trasforma tutt_ in spettator_ occasionali di qualsiasi contenuto, in esseri che subiscono costantemente un bombardamento di informazioni da cui, inevitabilmente siamo attratt_, determinando, nel peggiore dei casi, un livello estremo di assuefazione. Con una semplice frase Guido Segni fa si che sia lo schermo a mettere in guardia da se stesso chi lo osserva, fa si che sia lo schermo a lanciare una sorta di salvagente per ricordare ai passanti che devono essere padron_ della loro vita e che è possibile resistere e sganciarsi dal continuo tentativo di seduzione mosso attraverso gli schermi. In caso di emergenza rompere gli schermi è un’affermazione giocosa ma anche una critica complessa: un’opzione essenziale, l’incipit di un manuale di istruzioni per raggirare i rischi di un’ipnosi collettiva.

Guido Segni

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 EN 

Guido Segni born in italy in 1987. With a background in hacktivism, net art and video art, he lives and works somewhere, online and offline, playing with art, internet culture and data hallucinations. Mainly focused on the daily (ab)use of the Internet, his work is characterized by minimal gestures on technology which combines conceptual approaches with a traditional hacker attitude in making things odd, useless and dysfunctional. Co-founder of Les Liens Invisibles, he exhibited in galleries, museums (MAXXI Rome, New School of New York, KUMU Art Museum of Talinn) and art & media-art international festivals (International Venice Biennale, Piemonte SHARE Festival, Transmediale). Recently he has been shortlisted for the art division of the 20th Japan Media Arts Festival (2017), has been finalist at Prize Arte Laguna (2016) and got an honorary mention at Transmediale (2011) with Les Liens Invisibles. Currently he’s in the middle of his laziness five-year plan. In his spare time he co-directs the Green Cube Gallery, teaches at the Accademia di Belle Arti of Carrara and directs the imaginary REFRAMED lab.

 IT 

Guido Segni è nato in Italia, nel 1987. Con un background in hacktivism, net art e video art, vive e lavora da qualche parte, online e offline, giocando con l’arte, la cultura di Internet e le allucinazioni dei dati. Incentrato principalmente sull’(ab)uso quotidiano di Internet, il suo lavoro è caratterizzato da gesti minimi sulla tecnologia che combinano approcci concettuali con un’attitudine hacker tradizionale nel rendere le cose strane, inutili e disfunzionali. Co-fondatore di Les Liens Invisibles, ha esposto in gallerie, musei (MAXXI Roma, New School of New York, KUMU Art Museum di Talinn) e festival internazionali di arte e media-art (Biennale Internazionale di Venezia, Piemonte SHARE Festival, Transmediale). Recentemente è stato selezionato per la divisione arte del 20° Japan Media Arts Festival (2017), è stato finalista al Prize Arte Laguna (2016) e ha ricevuto una menzione d’onore al Transmediale (2011) con Les Liens Invisibles. Attualmente è nel bel mezzo del suo piano quinquennale di pigrizia. Nel tempo libero co-dirige la Green Cube Gallery, insegna all’Accademia di Belle Arti di Carrara e dirige l’immaginario REFRAMED lab.

Metoché